gravidanza, Salute

Affrontare la gravidanza con il diabete gestazionale

Buonasera!

Come preannunciato nel post di qualche giorno fa dedicato alla gravidanza, al come non tutte le persone siano sensibili alle donne gravide e ai loro bisogni, ho menzionato la mia panciona…che è davvero grande, promettendo di spiegarmi meglio in un altro post.

Ovviamente questo non vuole essere un articolo di natura medica – sono un’insegnante, non una ginecologa – ma un aiuto per tutte quelle donne che si trovano nella mia situazione.

Il mio è un pancione importante, quasi da termine gravidanza…ma perché? Colpa del diabete gestazionale!

Innanzi tutto devo precisare che non avevo il diabete prima della gravidanza e come unico fattore di rischio avevo una familiarità (nonna materna), che comunque la ginecologa non ha ritenuto rilevante, essendo lontana nel tempo (nonna, non direttamente un ascendente diretto di primo grado).

Durante la gravidanza, in uno dei prelievi, ho fatto più volte l’esame della glicemia a digiuno, ed era corretto.

Quali sono i sintomi?

Il bel sito del diabete che ogni tanto consulto indica tra i sintomi da tenere sotto controllo l’aumento ingiustificato della sete, il frequente bisogno di urinare, la perdita di peso corporeo nonostante l’aumento della fame, nausea e vomito, disturbi della vista e infezioni frequenti come cistiti e candidosi. In realtà, tutte queste cose sono molto comuni in gravidanza e quindi…anche queste manifestazioni non rappresentano un vero e proprio campanello d’allarme.

Poi la ginecologa mi disse che volendo, tra la 24° e la 28° settimana, avrei potuto fare la “curva da carico glicemico”, vista la mia età – pare che nelle over 34 sia più “comune”. E così ho seguito il consiglio.

L’esame della “curva di carico glicemico”

L’esame si fa a stomaco vuoto e consiste dapprima nella misurazione della glicemia tramite il classico pungidito con glucometro. Se l’esame rileva un valore adeguato (cioè non sballato), si procede con la curva da carico; diversamente se il valore risultasse già alto, si fa direttamente la diagnosi di diabete gravidico.
Ogni azienda sanitaria ha il suo protocollo. Posso raccontare la mia esperienza.
L’esame prevede tre prelievi, a distanza di 60’ l’uno dall’altro, per il controllo della glicemia. Questi sono prelievi classici, nel braccio, per intenderci. L’infermiera pone nel braccio un piccolo catetere per poter prelevare agevolmente il sangue ogni volta, senza ribucare.
Subito dopo il primo prelievo si deve assumere un bicchiere di glucosio, da bere in pochi minuti. Poi ci si accomoda, e si aspetta. L’assunzione di questo sciroppo è un po’ fastidiosa, perché è dolcissimo e può dare dei piccoli fastidi (soprattutto a livello gastrointestinale). Io, per esempio, ho sofferto un po’ di nausea attorno alla prima ora, perché è proprio quello il momento del piccolo glicemico…e in effetti il mio sangue era saturo di zuccheri. Ho visto che limitare al minimo il parlare e l’ingestione di aria dalla bocca mi ha aiutato. Mi sono rilassata e tutto è passato. Fatti i due prelievi – uno a 60’ e uno a 120’ dall’assunzione – si può tornare a casa e si potrà ritirare l’esito dal giorno successivo. Per tutta la giornata dell’esame sarebbe meglio non assumere altri zuccheri semplici, ma privilegiare carboidrati complessi, come pasta o riso integrali, in quantità comunque limitata – meglio alla sera, perché più lontani dalla botta zuccherina della mattina.

Tornando a me, questo esame ha rilevato che nel terzo prelievo, quello a 120’ minuti, avevo il valore sballato (di pochissimo, di una unità) e ciò è bastato per dare il via al percorso del diabete gestazionale. In questo la Regione Lombardia è molto scrupolosa e si segue un rigido protocollo, anche per minime differenze dal range di normalità. E parte subito anche l’esenzione totale dalla partecipazione al costo, che risulta tutta a carico del SSN (chiaramente, fino alla data del parto).

L’equipe diabetologica

Da lì si viene seguite da un’equipe diabetologica (una ginecologa che si occupa di diabete, un’ostetrica per le lezioni pratiche per le rilevazioni della glicemia che dobbiamo farci a domicilio e una dietista per il piano alimentare da seguire) e si fa un controllo più o meno ogni 15 giorni. Nel mio caso sono stata fortunata, perché questo ambulatorio fa parte dell’ospedale dove andrò a partorire, quindi le facce che incontro a mano a mano nel mio percorso sono le stesse che vedo o vedrò in ospedale.

Molto spesso, con la sola dieta, la situazione si risolve. La dietista fornisce un esempio di dieta equilibrata e personalizzata sulla paziente, che lei deve cercare di seguire nel migliore dei modi, oltre a consigli su come accostare i cibi e su come contare i carboidrati complessi assunti. Accanto all’alimentazione, molto importante è la rilevazione della glicemia, prima e dopo i tre pasti principali (immediatamente prima e 60’ dopo l’inizio del pasto) e un po’ di attività fisica moderata (nuoto, passeggiata…). La ginecologa prescrive anche un esame del sangue, chiamato emoglobina glicata, che rileva – nel corso degli ultimi mesi – la presenza del glucosio nel sangue, come una memoria storica. In base al “numero” rilevato, la dottoressa può capire se la storia del mal assorbimento del glucosio è recente oppure no. Nel mio caso questo parametro aveva indicato valori nella norma, quindi la mia storia del diabete doveva necessariamente essere recente.

IMG_20181126_191317

E se la sola dieta non funziona?

Spesso – mi hanno detto all’ospedale – la dieta fa miracoli (nel 90% dei casi). Per me, però, non è stato così. La sola dieta non ha portato benefici e le mie glicemie sono risultate sballate comunque. Come secondo step la dottoressa ha introdotto l’insulina nella mia giornata, in due somministrazioni. Non vi tedio con i particolari sul tipo di farmaco, né sulla farmacocinetica e farmacodinamica dei due tipi di insulina che mi sono stati prescritti. Si tratta di due piccole punturine, fatte con un aghetto da 3 mm, una al mattino prima di colazione e una alla sera, prima dello spuntino che si fa prima di andare a letto.

IMG_20181126_191500IMG_20181126_191511

Nel corso di questi quasi due mesi di trattamento ho già avuto degli aggiustamenti nella terapia (aumento di quantità di insulina iniettata) perché le glicemie, ahimè, non sono ancora buone. E la strada è ancora lunga…visto che mancano 7 settimane al parto e non sono ancora a posto.

Ah, molto importante per chi di voi si stia chiedendo “ma l’insulina non sarà pericolosa per il bambino?”. La risposta è NO: l’insulina – che è un ormone secreto dal pancreas – non è in grado di attraversare la barriera placentare, cosa che invece riesce a fare il glucosio o i corpi chetonici (cioè prodotti di scarto della demolizione degli acidi grassi, che il corpo inizia a bruciare quando non c’è insulina o l’insulina non è sufficiente per bruciare il glucosio necessario).

Quali sono i rischi del diabete in gravidanza?

I principali rischi sono rappresentati da:

  • macrosomia, ossia partorire un bambino più grosso del normale, perché ha accumulato troppo grasso corporeo. Può rivelarsi pericoloso non solo per le dimensioni importanti (la fatica del parto, di farlo uscire, di subire lacerazioni importanti…) ma anche che, essendo grosso, il bambino vada incontro a rischio di distocia della spalla (non solo la testa è grossa, ma anche il tronco e la rotazione che il bambino deve fare per uscire potrebbe essere poco agevole se egli fosse troppo grande). Nel bambino, già dal 4° mese, il pancreas inizia a produrre autonomamente la propria insulina: se c’è troppo glucosio nel sangue – ricordate che il glucosio passa la placenta? – il pancreas del bambino produrrà insulina in eccesso e, poiché l’insulina stessa è un fattore di crescita, il peso del bambino eccederà la norma. Ciò potrebbe anche richiedere un parto cesareo.
  • ipoglicemia, come conseguenza dell’iperglicemia materna e dell’iperproduzione di insulina da parte del feto conseguente a tale condizione. Di solito l’ipoglicemia scompare entro un paio di giorni dopo il parto e non costituisce un problema una volta diagnosticata e curata.
  • anche se il rischio si riduce notevolmente se il controllo metabolico è buono e la madre viene costantemente monitorata, possono accadere casi di morte del feto pre-parto.
  • il bambino potrebbe diventare diabetico durante la crescita. Attenzione, non al parto! Il diabete non si trasmette con il parto. Il neonatologo con cui ho parlato un paio di settimane fa lo ha totalmente escluso. Sul sito che vi ho consigliato trovate le percentuali di probabilità (circa 2-6% per diabete 1 – quello insulinodipendente – e 10-15% per il diabete 2).

Il parto e l’allattamento

Ho posto una domanda – di sfuggita in realtà, ma nelle prossime settimane ne saprò di più e magari aggiornerò il post – riguardo alle condizioni del parto per una gravida con diabete gestazionale.

Mi è stato detto di non preoccuparmi, che anche se il bambino ora è già grosso, ciò non implica che io debba necessariamente subire un taglio cesareo.

Sempre l’equipe diabetologica – lasciatemi dire che è un modello sanitario vincente – mi sta supportando bene. La ginecologa che mi ha visto l’ultima volta mi ha detto che, essendo ormai quasi prossima (7 settimane), in questo lasso di tempo è importante monitorare la glicemia con la terapia, la dieta e il movimento e, al contempo, controllare la crescita fetale per non lasciare crescere troppo il feto. Ecco perché solitamente tra la 34.ma e la 36.ma settimana si fa una nuova ecografia per la stima del peso del bambino e, di lì a poco, anche una cardiotocografia esterna (il classico monitoraggio, che controlla la frequenza cardiaca del bambino e le contrazioni uterine della mamma).

Mi è stato detto che, se il diabete è stato tenuto sotto controllo durante il periodo della gravidanza, non c’è motivo di preoccuparsi eccessivamente al momento del parto, che al massimo può essere indotto alla 38-39.ma settimana, per ridurre al minimo i rischi. Ricordo che un bambino che nascesse dopo la 37.ma settimana è considerato a termine, come uno nato a 40+1.

Devo informarmi meglio sul travaglio: io credo di aver intuito che durante quel periodo la glicemia debba essere controllata con molta frequenza, per evitare ipo o iperglicemie e, di conseguenze, problemi per mamma e bambino. Vi aggiorno!

Per quanto riguarda il post nascita e l’allattamento, so per certo che, indipendentemente dal tipo di diabete materno, non ci sono restrizioni per l’allattamento, che anzi è sempre incoraggiato perché il latte materno contiene sostanze e nutrienti che proteggono il bambino da diverse infezioni e malattie.

Buona lettura!!

A presto!

Elisa

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...